Lui & Lei
Verso il tramonto
Bolognavoglia
29.05.2026 |
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"La sbattei forte, tenendola per i fianchi, sentendo le palle sbattere contro il suo clitoride..."
Era una calda sera d’estate, il sole stava calando dietro le colline e il cielo si tingeva di arancione. Avevo cinquant’anni suonati, il corpo segnato dal lavoro nei campi, ma il sangue ancora bollente quando vedevo la Signora.Lei, la proprietaria terriera, cinquant’anni anche lei, era uscita dalla villa con quel vestito leggero di cotone che le arrivava a metà coscia. Camminava verso il finile con passo deciso, i capelli sciolti e quel sorriso malizioso che conoscevo bene. Sapevo che sotto non portava niente. Me l’aveva sussurrato prima, con voce roca: «Niente mutande oggi, fattore. Voglio sentirti subito».
Mi raggiunse dietro al finile, dove le balle di fieno impilate ci nascondevano da occhi indiscreti. L’aria profumava di erba tagliata e di terra calda.
«Vieni qui, porco» mi disse, tirandomi per la camicia.
Non persi tempo. La spinsi contro una balla di fieno, le mani ruvide che le alzavano il vestito fino alla vita. La sua fica era lì, pelosa, folta, già lucida di umori. Ci passai le dita in mezzo, sentendo i peli bagnati e le labbra gonfie. Lei gemette forte, aprendo le gambe.
«Leccami prima» ordinò.
Mi inginocchiai nella polvere e affondai la faccia in quella figa matura e pelosa. Leccavo con la lingua larga, succhiando i peli, mordicchiando le grandi labbra. Sapeva di donna eccitata, di sudore e di desiderio. Lei mi afferrò la testa e mi spinse più forte, mugolando come una cagna in calore.
«Brutto maiale… sì, così… mangiami la fica».
Quando fu fradicia, mi alzai, tirai fuori il cazzo duro come marmo. Cinquant’anni ma ancora grosso e venoso. La voltai di schiena, la feci piegare sulla balla di fieno e le alzai il vestito sopra il culo. Due natiche bianche e morbide, un po’ abbondanti, perfette.
Prima le infilai il cazzo nella fica pelosa. Entrò con un rumore osceno, bagnato. La sbattei forte, tenendola per i fianchi, sentendo le palle sbattere contro il suo clitoride. Lei urlava di piacere, spingendo indietro il culo.
«Più forte, cazzo! Sbattimi come una troia!»
Dopo qualche minuto lo tirai fuori, tutto lucido dei suoi succhi. Appoggiai la cappella sul suo buchetto del culo. Era stretto, ma lei era bagnata e vogliosa. Spinsi piano, sentendo l’anello cedere. Lei ansimava forte, spingendo indietro.
«Mettimelo nel culo… tutto…»
Centimetro dopo centimetro le entrai nel sedere caldo e stretto. Quando fui dentro fino alle palle iniziai a fotterla con colpi lunghi e potenti. Il suo culo peloso e la fica gocciolante sotto erano uno spettacolo osceno. Le infilai due dita nella figa mentre le inculavo, sentendo tutto attraverso la parete sottile.
Lei veniva come una fontana, tremando, imprecando, chiamandomi «fottitore di merda», «stallone di campagna». Io non resistevo più. Le diedi ancora qualche colpo violento nel culo e poi tirai fuori, girandola di scatto.
Le venni sulla fica pelosa, schizzi densi e bianchi che si impigliavano nei peli scuri, colando lungo le labbra gonfie. Lei si toccava, spalmando il mio sperma sulla sua figa matura, gemendo di soddisfazione.
Restammo lì, ansimanti, sporchi di terra, fieno e umori, con il sole ormai tramontato e il canto dei grilli intorno.
«Domani sera di nuovo qui» mi disse lei, con un sorriso da puttana soddisfatta. «E stavolta voglio anche la tua lingua nel culo prima».
Annuii, il cazzo ancora mezzo duro. Non vedevo l’ora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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